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LA PROGRESSIVA COSTRUZIONE DI UN'IMPRESA di AGRICOLTURA SOCIALE

AGRICURA: L'AGRICOLTURA CHE FA BENE


Di terra si vive

Il mondo politico, economico e sociale è alle prese con le difficili condizioni della crisi economica mondiale. La vocazione agricola del nostro paese può rappresentare per i giovani una porta d’accesso che li aiuti a tornare alla campagna, e in particolare, ai territori marginali, dimenticati o sottoutilizzati. Pur in un periodo di pensante crisi economica, l’occupazione agricola ha tenuto, anzi ha incrementato gli addetti. L’agricoltura sociale offre anche la possibilità reale di nuovi posti di lavoro. È fondamentale favorire l’inclusione sociale, a partire dal diritto del lavoro e al lavoro. La dichiarazione di Filadelfia afferma che il lavoro non è una merce e si definiscono diritti umani ed economici di base secondo il principio che « la povertà, ovunque esista, è pericolosa per la prosperità di tutti ».
Quando una condizione di precarietà si stabilizza, si diffonde la sensazione di non avere via d’uscita. Il cronicizzarsi della sconfitta minaccia la speranza di farcela, blocca le motivazioni, inaridisce le risorse emozionali. Il non trovare lavoro si trasforma in un più radicale e diffuso senso d’inadeguatezza di fronte al mondo. Si perde la capacità di reagire, si diventa indifferenti agli stimoli, si azzera la creatività progettuale.
Più lunga è anche la crisi economica e sociale, più il tunnel della mancanza di prospettive appare insuperabile. Attraverso azioni mirate, che nascono nella cultura della partecipazione e della condivisione, è possibile attivare sinergie anche nell’organizzazione sociale, nelle interazioni tra pubblico e privato, valorizzando e potenziando tutte le risorse presenti sul territorio, che possono offrire sostegno all’imprenditoria giovanile e al lavoro.
Dove il lavoro non è possibile per le condizioni precarie di salute, l’agricoltura sociale può permettere forme di remunerazione più occasionali e residue, può in altri modi ristabilire capacità e attitudini.
Il lavoro agricolo riconosciuto (anche economicamente) è un mezzo importante per coltivare talenti, sviluppare attitudini manuali, cognitive, relazionali.
Le persone inserite in percorso terapeutico imparano così a diventare “utenti critici”: non individui passivi, assistiti dai servizi pubblici e privati ma cittadini attivi e corresponsabili anche nella difesa del valore della propria salute e del proprio territorio.




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