Un quartiere che reagisce all'abbandono e all'emarginazione


L’agricura® accetta di confrontarsi con questa sfida, ponendosi come approccio innovativo
nell’alveo più ampio del lavoro sociale outdoor e della ecopsycology, attraverso percorsi di
intenso impatto con la natura, negli atelier agricoli e nell’agricoltura sociale.
L’attività che via via ha preso la forma dell’agricura® ha avuto inizio da un’ampia Ricerca Intervento, coordinata da Domenico Cravero, sul territorio di una circoscrizione della città di Torino (1983). In seguito della R.I. fu costituita nel 1984 l’Associazione Solidarietà Giovanile come ispiratrice e movente ideale del lavoro sociale e nel 1986 la coop. soc. Terra Mia (tipo A) come braccio operativo. Le due istituzioni sono tutt’ora attive. Nel 2018 l’agricoltura sociale di Terra Mia, notevolmente sviluppata in 8 fattorie (circa 80 ettari) è confluita nella coop. agricola sociale Release che opera sul territorio piemontese.

I primi due testi di descrizione metodologica circa il valore curativo dell’agricoltura risalgono al 1993 (Piacere di vivere e Regole di vita, Torino). Seguirono: Alimentare il corpo, nutrire l’anima (Padova 2014), Cantare la terra (Cantalupa 2016, Terra, cibo, vita Teoria e metodologia dell’agricura® (Milano 2018), Economia della speranza (Roma2019). Gli ultimi volumi sono Terra, lavoro, autismo. Abilitazione attraverso l’agricura® (Roma 2020) e La terra che genera, cura e guarisce. La terapia dell’agricura® (Roma 2020).
Le diverse fattorie, in cui si è svolta finora l’agricura®, hanno gradualmente sviluppato un doppio metodo di intervento, con equipe professionali distinte e autonome: la cura del disagio mentale (tossicomanie, alcolismo e gioco compulsivo, disagio psichiatrico adolescenziale, disturbi alimentari, sindromi depressive e maniacali, cfr. www.terramiaonlus.org) e l’abilitazione nelle condizioni dell’handicap e dello spettro autistico. L’obiettivo è in ogni caso la promozione della vita indipendente.
Cura delle patologie mentali e abilitazione dell’autismo (e handicap) pur nei loro diversi approcci, esigono di essere presi in considerazione sinergicamente, perché l’approccio riguarda non solo la sofferenza ma anche il miglioramento delle performance (le condizioni della vita indipendente e della partecipazione sociale) dove l’opinione pubblica ha le maggiori attese. La messa in discussione della separazione tra neuropatologia e
psicopatologia ha come obiettivo il passaggio da una condizione di svantaggio incontrollabile a forme di vita autonoma per i pazienti e ad auspicate conquiste di civiltà per le società.






Questa scheda  è stata redatta da: Domenico Cravero   in data  01/04/2022

 

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